Pesca al salmone nello Yemen (Paul Torday)

pesca al salmone nello yemen

Titolo originale:  Salmon fishing in the Yemen
Autore: Paul Torday
Prima edizione: 2007
Mia Edizione: Elliot
Pagine: 253
Genere: Romanzo
Sottogenere: Avventura, Epistolare

Ricordo ancora che pioveva , non so bene il perché, so solo che quel giorno decisi di accendere la televisione per vedere se ci fosse qualche cosa di interessante e mi imbattei in Ewan McGregor ed Emily Blunt in un film di Lasse Hallström che non conoscevo: Il Pescatore di Sogni. Ammetto che già solamente con questo titolo venni avvolto dalla curiosità ed in più, dopo qualche piccola ricerca, venni a sapere che il film era stato tratto da un  bestseller internazionale vincitore nel 2007 del Bollinger Everyman Wodehouse Prize per la scrittura comica, e allora… come farselo scappare?

A quanto pare, Paul Torday è un signore britannico, nato ed educato ad Oxford, che si è dato abbastanza “tardi” alla scrittura, in ogni caso questo non gli ha impedito di essere nominato nel 2008 come miglior esordiente al British Book Awards Galaxy. Ha pubblicato il suo primo libro a ben 59 anni, libro del quale, sto parlando proprio ora in questo articolo:

Alfred Jones, un oscuro e timido ittiologo londinese che lavora per l’ente statale di tutela della pesca, viene incaricato da un ricchissimo sceicco yemenita di collaborare al progetto di introdurre il salmone tra le aride montagne dello Yemen. Alfred, consapevole dell’assurdità del progetto, all’inizio rifiuta, ma poi viene esortato ad accettare l’incarico – pena il rischio di licenziamento – dai suoi superiori, e addirittura dal portavoce del Primo ministro inglese. Così Fred viene trascinato controvoglia in quest’impresa bizzarra e apparentemente impossibile insieme al carismatico e visionario sceicco e alla sua giovane assistente Harriet. È solo l’inizio di una serie di avventure e disavventure esilaranti e tragicomiche che lo vedranno protagonista tra politici spregiudicati, terroristi islamici, nazionalisti scozzesi, pescatori lobbisti e dubbi sentimentali: Alfred, infatti, partirà per lo Yemen lasciandosi alle spalle un noioso matrimonio senza amore e molte delle certezze che lo hanno guidato fino a quel momento lungo la strada di una vita ordinaria e priva di sorprese.

Harriet Chetwode-Talbot: Quindi in teoria è possibile?

Alfred Jones: Beh, in teoria è possibile così come inviare uomini su Marte!

Torday ci racconta una carinissima vicenda/favola contemporanea, ricca di interessanti personaggi –> a parer mio, impossibile non innamorarsi del carismatico sceicco Muhammad ibn Zaidi bani Tihama.

La prima cosa che mi ha colpito di questo libro è l’originalità della sua struttura, infatti, le vicende sono narrate in forme diverse nei vari capitoli, spaziando tra stralci di diari personali, interrogatori, corrispondenze per email, ecc (in effetti ho un po’ barato a definirlo “epistolare” nelle info).

La storia ci viene raccontata con una forte dicotomia che contrappone due aspetti molto lontani tra loro, seppur collegati nella narrazione: la fredda e pragmatica politica nazionale e internazionale e la calda ed utopica speranza nell’inseguire i propri sogni. Questa tecnica usata da Torday, va a creare una sottilissima linea tragicomica che contribuisce a creare l’aspetto surreale della vicenda. Personalmente credo che questo aspetto abbia aiutato molto a rendere più scorrevole la lettura che di per sé, non è proprio incalzante, seppur molto carina.

«Ma ho notato» ha proseguito Sua Altezza «che c’è un unico gruppo di persone che, nella passione per lo sport, ignora le differenze di classe. I sayyid e i nukka si mescolano, si ritrovano gli uni accanto agli altri sugli argini dei fiumi, si parlano liberamente senza ritegno o imbarazzo. Naturalmente sto parlando dei pescatori di salmoni, o meglio, dei pescatori di ogni genere. Nobili o umili, ricchi o poveri, dimenticano se stessi nella contemplazione di uno dei misteri divini: il pesce, e il perché qualche volta abbocca e altre volte no». 

Sceicco Muhammad

La parte ittica del libro, ovvero i salmoni, diventano una curiosa metafora per evidenziare i difficili rapporti che intercorrono tra le diverse culture e le classi sociali che lo sceicco tenta di riappacificare. Inoltre, per chi non ne sapesse nulla di pesca (come me), l’autore ha pensato bene di aggiungere un piccolo glossario alla fine del libro contenente qualche termine tecnico, molto accurato e simpatico.

Uno degli aspetti più interessanti a parer mio, è rappresentato da questo spargimento di piccole perle di riflessione, le quali non avanzano prepotentemente nella trama, ma bensì, si fanno delicatamente spazio tra le righe proponendo qualche spunto di meditazione su alcuni importanti temi, come il rapporto con Dio, con la fede o con le persone di cultura diversa, la presa di consapevolezza del nostro qui e ora, l’inseguire i propri sogni, e così via.

Ci credo, perché è impossibile.

Sceicco Muhammad

Un romanzo molto molto carino nonostante il ritmo lievemente lento. E soprattutto il messaggio chiave che fa capolino sopra gli altri è un messaggio che parla di Fede: non intesa in modo prettamente religioso, ma nel senso di fiducia… nel mondo, nelle persone e, cosa più importante, in noi stessi e nelle nostre capacità, perchè la Fede, quando sincera, porta inevitabilmente all’amore incondizionato.

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